Sara Paborn - Miele di cardo selvatico - Mondadori

“Miele di cardo selvatico”: l’amore oltre il tempo e le distanze

Eccoci qui con una nuova recensione! Come spesso accade, nella scelta di un libro mi lascio ispirare dalla trama o molto più semplicemente dal titolo o dalla copertina. Qui mi sono fatta trasportare dal titolo, dolce e delicato: “Miele di cardo selvatico”. Un titolo particolare, il cui vero significato viene svelato soltanto verso la fine del romanzo, firmato dalla scrittrice svedese Sara Paborn.

Ma iniziamo dal principio: la storia si svolge su due linee temporali, nel 1955 e nel 2019, ambientate entrambe in Svezia. Ogni capitolo è quindi un alternarsi di presente e passato, ma non si crea confusione: l’autrice è stata molto abile nel distinguere nettamente i due periodi storici, in modo che il lettore riesca a seguire perfettamente ogni vicenda.

Nel presente troviamo Ebba, una giovane ex life-coach e conduttrice radiofonica, specializzata nella stesura di saggi su come rendere un matrimonio il più duraturo possibile. La vita però sa essere molto beffarda: proprio lei si trova a dover affrontare un divorzio e la fine della storia d’amore con l’uomo di cui era pazzamente innamorata fin dai tempi del liceo. A causa di questi due “tragici” eventi, Ebba perde il lavoro e, pur di racimolare qualche soldo, si ritrova a creare stupidi e inutili cruciverba, che non la soddisfano minimamente.

Sara Paborn - Miele di cardo selvatico - Mondadori

Grazie a un caso fortuito, si ritrova a essere assunta come giornalista freelance e a intervistare Veronika, un’anziana ma arzilla signora che vive in una casa di riposo, su come sia riuscita a far durare il proprio matrimonio per ben 60 anni. Durante l’intervista, Veronika si lascia andare ai ricordi di quando, allora diciassettenne, visse una breve ma intensa storia d’amore con un affascinante ragazzo.

A questo punto la domanda sorge spontanea: ma come, non doveva raccontarci del suo lungo e appassionato matrimonio? In un certo senso sì: Veronika è stata sposata per oltre 60 anni e ha vissuto una vita felice e appagante con il marito Uno, ma nel suo cuore non ha mai dimenticato quel giovane conosciuto per caso, durante l’estate del 1955, e di cui non ha mai più avuto notizie. È sulla loro relazione che si concentrerà quasi l’intera storia e sulla volontà di Ebba di scoprire perché le loro strade a un certo punto si separarono.

Che cosa ci attrae realmente in una persona? Il modo di vedere le cose, il modo di ridere o di essere seri? No, è la sensazione di riconoscimento. Di ritorno a casa. Di affinità elettiva. Non è qualcosa che si può vedere, ma è qualcosa che si può sentire.

Sara Paborn – Miele di cardo selvatico

Epoche diverse, stesse emozioni

Ecco quindi che il romanzo si alterna tra il 1955, in cui Veronika narra il suo incontro con Bo, un giovane studente approdato alla pensione della madre, e il 2019, in cui si svolge l’intervista e in cui anche Ebba si racconta, svelandoci aspetti del suo matrimonio, della sua infatuazione per un altro uomo e della fine poi di entrambe le relazioni. Ci narra i momenti belli e intensi che ha vissuto, ma anche i rimpianti e la sofferenza che prova per la crisi in cui è sprofondata.

Nel racconto di Veronika ritroviamo tutta l’eccitazione e le incertezze dell’amore adolescenziale, nonché le convenzioni che ogni ragazza era tenuta a rispettare, in quell’epoca. Ogni donna doveva pensare solo a diventare una brava moglie e una brava madre, non erano certo permesse scappatelle o storielle clandestine. Nonostante ciò, tra i due ragazzi sboccia un amore puro e delicato ma, alla fine di quell’estate travolgente, saranno poi costretti a separarsi.

A distanza di ben 64 anni, che fine avrà fatto Bo? Riusciranno i due finalmente a ritrovarsi? Io non svelerò nulla di più, dovrai leggere il libro per scoprirlo! 

Un titolo dal significato peculiare

E ora veniamo al titolo: perché mai un libro che parla sostanzialmente di intense e travagliate storie d’amore dovrebbe proprio chiamarsi “Miele di cardo selvatico”? Io la domanda me la sono posta praticamente subito e, come dicevo all’inizio, il significato viene svelato praticamente solo verso la fine. Durante la narrazione però, sono presenti elementi che fanno intuire la possibile correlazione: spesso infatti si fa menzione ai fiori che sbocciano in quel periodo estivo, i cardi appunto, e alle api che infestano e infastidiscono gli ospiti della pensione di cui la madre di Veronika è proprietaria…

Sara Paborn - Tistelhonning - Gyldendal

A questo proposito, io avrei optato per una copertina del libro diversa: avrei mantenuto come soggetti i fiori e le api, come nell’edizione nordica originale (“Tistelhonning”), a mio parere molto più coerenti con l’intera storia, ma questa ovviamente è solo una mia personale opinione. Non nego che anche la copertina dell’edizione italiana sia comunque molto bella.

Una storia d’amore dolce come il miele

“Miele di cardo selvatico” è un romanzo romantico, dolce e delicato: una di quelle storie leggere, non troppo impegnative, che scaldano il cuore e fanno bene all’anima, che quando finisci di leggerle ti lasciano un senso di benessere e di pace. È una lettura sicuramente perfetta per l’estate o per tutti quei momenti in cui ci si vuole regalare un po’ di relax e di leggerezza. Le vicende sono ben articolate e le atmosfere degli anni ’50 sono ricostruite con dovizia di particolari che però non annoiano, ma anzi rendono il racconto ancora più coinvolgente. 

Le due sfere temporali hanno anche due stili di narrazione differenti: la storia di Veronika è narrata in terza persona, mentre è Ebba stessa che ci racconta le vicende del presente, i suoi tormenti e anche la tenera amicizia che nasce tra lei e l’anziana donna. Dopotutto entrambe, a loro modo, sono accomunate dalle proprie appassionanti vicende sentimentali.

“Miele di cardo selvatico” racconta sostanzialmente due storie d’amore travolgenti che, almeno una volta, abbiamo vissuto o vorremmo vivere. Ci si rispecchia soprattutto nella vivacità e nella spensieratezza di Veronika e dei suoi 17 anni: quanti di noi ricordano magari ancora le prime cotte o i primi amori adolescenziali? Si tratta di un romanzo piuttosto corposo – oltre 300 pagine – ma si legge bene e in modo scorrevole.

L’autrice

Sara Paborn è una scrittrice svedese, originaria di Sölvesborg. Dopo una lunga carriera come copywriter, nel 2009 ha debuttato con la sua prima opera di narrativa.

Sara Paborn - Foto di Henrik Folkesson

Ha già scritto cinque romanzi di successo e il suo sesto, “Miele di cardo selvatico”, è stato candidato per il premio come libro dell’anno in Svezia nel 2020. In Italia è uscito ad aprile 2021, tradotto da Gabriella Diverio e pubblicato da Mondadori. 

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