"Le cronache dell'acero e del ciliegio", libro 1: "La maschera del Nō", di Camille Monceaux, edito in Italia da Ippocampo

“La maschera del Nō”: il primo volume de “Le cronache dell’acero e del ciliegio”

Il 13 maggio 2021 è approdata in libreria questa meraviglia: affascinata dalla copertina e dal titolo, ho deciso che doveva assolutamente trovare un posto tra i miei scaffali. Le atmosfere giapponesi, poi, esercitano un certo fascino su di me!

La maschera del Nō” è il primo volume di una tetralogia, “Le cronache dell’acero e del ciliegio”, scritta dalla giovane autrice francese Camille Monceaux e ambientata nel Giappone del XVII secolo. A primo impatto, ciò che colpisce di più sono sicuramente la bellissima copertina e i bordi delle pagine, che presentano un decoro a forma di fiocco di neve. D’altronde, la casa editrice Ippocampo ci ha abituati ormai da tempo a veri e propri gioiellini editoriali, curati nei minimi dettagli, e questo non fa eccezione.

Ichiro e Hiinaime

Nei quattro volumi che compongono questa saga, i protagonisti sono Ichiro e Hiinaime: nei primi due libri la storia è narrata dal punto di vista di lui, mentre negli ultimi due da quello della ragazza. Ne “La maschera del Nō” seguiamo le vicende di Ichiro, dall’infanzia all’adolescenza: abbandonato in tenera età, viene allevato e cresciuto da un misterioso samurai che vive come un eremita. L’unica “eredità” che i genitori hanno lasciato al bambino è un ciondolo d’oro a forma di foglia d’acero.

Ichiro viene iniziato alla Via della Spada dal maestro, che gli insegna anche tutta la disciplina e la filosofia tipica dei samurai. Il ragazzo trascorre la sua infanzia tra foreste e montagne, in quasi totale solitudine, fino a quando un tragico evento sconvolgerà tutto il suo universo. A quel punto, Ichiro sarà costretto a rifugiarsi a Edo (l’antica Tokyo), conoscerà il mondo del teatro Kabuki, una delle forme tradizionali di teatro giapponese, e soprattutto incontrerà la misteriosa Hiinaime, la sconosciuta con una maschera teatrale in stile .

Young adult o romanzo per adulti?

Il romanzo rientra nel genere che viene definito “young adult”, adatto cioè a un pubblico di giovani e adolescenti. A mio parere è uno di quei libri che può essere letto sia dai ragazzi che dagli adulti, come accade per molte saghe fantasy (si pensi a Harry Potter). Personalmente credo che definire rigidamente una fascia di età di lettura sia sempre molto molto relativo, poiché esistono più livelli a cui ci si può approcciare a un libro.

Ammetto di non essere una fan del fantasy in generale, ma questo romanzo mi ha talmente colpita che è subito finito nella mia wishlist personale e non vedo l’ora di immergermi in queste atmosfere così affascinanti anche se, lo so già da ora, mi verrà sicuramente ancora più voglia di fare un viaggio in Giappone!

L’autrice

Ma ora veniamo alla giovane autrice francese che, a 30 anni, è riuscita a realizzare il suo sogno: quello di scrivere una saga che è stata poi tradotta anche in italiano. Camille Monceaux è cresciuta tra boschi e vigneti ma è sempre stata affascinata dal Giappone: ha iniziato ad amarlo guardando i film di Miyazaki e leggendo manga, ma ha affermato che il suo interesse per il Giappone si è trasformato in autentica passione solo quando ha iniziato a leggere letteratura giapponese, e in particolare tutti i libri di Haruki Murakami.

Dopo aver preso lezioni di giapponese, Camille ha addirittura deciso di trasferirsi lì per un anno, accompagnata da colui che poi è diventato suo marito. La difficoltà nello scrivere questi romanzi è stata sicuramente quella di dover mettere a confronto il Giappone del 1600 con quello contemporaneo, ma in questo modo ha potuto così evidenziarne analogie e differenze.

Verrebbe inoltre da chiedersi se esistano delle somiglianze tra Camille e i suoi personaggi. Ichiro per esempio è un individuo molto solo, costretto a una solitudine quasi forzata soprattutto durante la sua infanzia. L’autrice ha affermato che anche lei da bambina era piuttosto solitaria, vittima occasionale anche di bullismo sia alle scuole elementari che alle medie: “L’unico modo per sfuggirvi era leggere. Leggevo tutto il tempo e questo ha creato un circolo vizioso perché più leggevo più mi allontanavo dagli altri, più difficile diventava farsi degli amici. Per molto tempo ho sofferto la mia solitudine. Volevo solo sentirmi normale, accettata, eppure mi sentivo così diversa dagli altri, persino dalla mia famiglia. La solitudine di Ichiro è particolarmente dura da vivere perché ad un certo punto non ha più nessuno a cui tornare. È completamente e indicibilmente solo, e la cosa arriva quasi a spezzarlo. Solo l’incontro con Daichi lo salva”.

Per scrivere questa tetralogia Camille si è ispirata ad alcune saghe famose tra cui Il Signore degli Anelli, Eragon e Harry Potter, d’altronde ha affermato di essere una vera fan del genere fantasy!

Spero di averti fatto venire curiosità su questo promettente volume, in cui convivono diversi generi letterari: il romanzo di formazione, il romanzo storico e quello d’avventura. Ti lascio con un piccolo spoiler: il secondo libro della saga, “La spada dei Sanada”, arriverà in Italia a ottobre!

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